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| Cambia la famiglia italiana: più anziani, meno figli, molti single |
La famiglia italiana cambia: si riduce la dimensione media, cala il peso delle famiglie con 5 componenti e più dall’8,4 al 6,5%, cresce la speranza di vita, aumentano le persone sole e senza figli. In Italia emerge un quadro in cui, all'analisi dei mutamenti dei modelli familiari, si unisce la rilevazione di nuovi squilibri sociali, di un preoccupante aumento delle fasce di povertà, di fenomeni di violenza nei riguardi delle donne e dei minori, ma anche del ruolo determinante svolto dalla famiglia sul piano del welfare, soprattutto nei riguardi delle istanze degli anziani e dei soggetti non autosufficienti.
Le novità demografiche. Risultano in crescita le coppie di anziani che vivono ancora insieme: quelle con persone fra i 74 e gli 85 anni sono passate dal 45,5% al 50,2 per cento. La famiglia italiana invecchia e nasce, così, il problema dell'assistenza agli over 85 anni con problemi di autosufficienza. Cresce, dunque, la domanda di servizi assistenziali. Il tasso di invecchiamento nel nostro Paese, infatti, è il più rapido d’Europa e del mondo: c’è un grande squilibrio fra generazioni, nascono pochi bambini e la popolazione invecchia in modo più dilatato rispetto ad altri Paesi. Risulta in lieve crescita anche la natalità: negli ultimi tre anni è aumentata dall'1,22% al 1,31%, anche se, ricorda l'indagine parlamentare, le coppie italiane hanno normalmente un figlio in meno di quello che desidererebbero avere. Su questo fenomeno incidono una serie di fattori, dall’insufficienza di sostegni ai costi da affrontare, dalla conciliazione tra lavoro e famiglia al sistema fiscale sfavorevole ai nuclei con figli. Nella crescita della natalità conta molto la componente straniera: le nascite da genitori stranieri sono aumentate dal 6% del 1995 al 12% del 2004.
I modelli familiari. L’ingresso delle donne nel mondo del lavoro ha comportato nuovi modelli di relazioni familiari, meno gerarchici rispetto al passato e di nuovi bisogni insoddisfatti. Aumenta l’istruzione, si assiste a un progressivo aumento dell’età del matrimonio e dell’uscita dalla famiglia d’origine. Quest’ultimo fenomeno è legato alle difficoltà di ingresso nel mondo del lavoro, alla diffusa precarietà, alla dilatazione dei tempi necessari per raggiungere una stabile occupazione. In Italia, inoltre, ci si sposa più tardi, aumentano i figli nati fuori dal matrimonio e si registra uno spostamento in avanti dell’età in cui si ha il primo figlio, fatto che determina anche una fecondità ridotta da problemi di salute o cause biologiche: in Italia nel 2004, secondo dati Istat, il primo figlio nasce da madri che hanno un’età media di 30,8 anni, in Europa tra i 26 anni e mezzo e i trenta. Crescono i nuclei monogenitoriali: secondo l'indagine parlamentare ammonterebbero a circa 2 milioni, di cui l'83,6 per cento é costituito da donne. Emergono nuove forme familiari, comprendenti i single non vedovi, le coppie non coniugate o ricostituite e i genitori soli: complessivamente, secondo l'indagine parlamentare, queste nuove famiglie ammonterebbero a circa 5 milioni e 200 mila nel 2005 (23%), rispetto ai 3 milioni e 500 mila del 1995 (16,8 per cento). Nell'ordine, quindi, crescono i single (25,9%) e le coppie senza figli (19,8%), mentre registrano un calo le coppie con figli (39,5%) e le famiglie estese o multiple (5,1 per cento).
Le soluzioni. Dal quadro dell’indagine emerge che spesso le famiglie sono gravate dal peso di funzioni di protezione sociale e cura dei propri componenti. Spesso il ruolo di compensazione svolto dalle famiglie entra in contraddizione con i percorsi di libertà delle donne, traducendosi in un pesante carico di lavoro e di fatica. Occorrono politiche innovative per affrontare le nuove esigenze della famiglia e un mix di strumenti, dai servizi alle persone, a interventi e agevolazioni fiscali, da trasferimenti monetari a buona occupazione, in particolare femminile, a una migliore conciliazione di lavoro e vita familiare. L’obiettivo è anche quello di orientare meglio la spesa, avvicinandoci ai parametri europei: attualmente il nostro Paese destina alla spesa sociale (dato 2006) il 26,4% del Pil, contro il 31% di Francia e Germania e il 31,5% della media dei Paesi dell’Unione a 15. Questo anche tenendo conto che l’Europa dedica alle famiglie l’8,5% della spesa sociale, contro il 4,4% dell’Italia. In particolare nella programmazione degli interventi sulla famiglia occorrerebbe tener presenti le difficoltà dei nuclei con bambini piccoli, di quelli che affrontano problemi psichiatrici, di disabilità, di non autosufficienza, delle famiglie numerose, di quelle che emergono da una separazione coniugale, di quelle che vivono in condizioni di povertà e di emergenza sociale. È necessario, quindi, sostenere il desiderio di paternità e maternità, agevolare ed estendere le forme di conciliazione tra vita lavorativa e vita personale e familiare, assicurare il necessario sostegno ai genitori nell'assolvimento delle funzioni educative, assistere le famiglie che vivono conflitti e difficoltà, promuovere l'autonomia delle persone disabili o non autosufficienti e sostenere i familiari che si prendono cura di tali persone, sostenere l'integrazione delle cittadini, cittadini e famiglie di immigrati regolari.
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24/02/2010 - Domenica Bagalà |
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